lunedì, 25 Ottobre 2021

Concorsi pubblici, dichiarare il falso: cosa accade?

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Nel 2021 è oramai impossibile, durante la partecipazione ai concorsi pubblici, dichiarare il falso. Se forse è più facile mentire durante un colloquio o gonfiare il proprio curriculum, la stessa cosa non si può dire per le procedure concorsuali. Nell’ultimo caso, si tratta di atti pubblici e quindi la menzogna può portare a gravi conseguenze.

CONCORSI PUBBLICI, DICHIARARE IL FALSO: CONSEGUENZE

Durante quindi i concorsi, ci si trova davanti ad un pubblico ufficiale, ovvero un individuo “che esercita una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa”. Questo ruolo può essere rivestito non solo dai poliziotti o magistrati, ma anche dagli avvocati oppure da coloro che gestiscono i concorsi. Con questa figura, ci si collega al Codice Penale, precisamente ad un pezzo dell’art. 495:

“Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona, è punito con la reclusione da uno a sei anni”.

Sempre nell’articolo appena citato, ci sono due occasioni la cui reclusione non può essere minore di due anni:

  • se si mente sulla propria identità, sulle proprie qualità personali e sullo stato;
  • se si mente sul proprio stato civile.

E se vi sono casi, quasi tutti, in cui mentire nei concorsi pubblici può portare a gravi conseguenze, vi sono altri che devono essere analizzati. In alcuni casi, infatti, accade di dichiarare il falso senza nemmeno accorgersene, come accaduto nella sentenza Tar del Lazio n.11389, del 24 novembre 2018.

In questo caso l’uomo aveva dichiarato di essere in possesso dell’ECDL, una patente europea per i computer. Fino a qui tutto vero, ma, anziché dichiarare di avere la versione “It Security”, il candidato dichiarò la “Core Full”. Questo sbaglio accidentale, però, non aveva portato all’ammissione o meno dal concorso, ma a un aumento nel punteggio finale. Dichiarata come “indicazione erronea”, quindi, non aveva portato l’uomo all’esclusione dalla procedura.

Un altro esempio può essere quello dato dalla sentenza n. 2502 del 13/11/2019 del Tribunale di Brindisi.

Una donna si è candidata ad un concorso pubblico indetto dalla provincia di Brindisi, riservato solo ai soggetti affetti da disabilità e con selezione tramite la valutazione dei titoli. Lo sbaglio è avvenuto durante la compilazione della domanda, quando la candidata ha dichiarato di aver avuto un rapporto di lavoro di 18 ore a settimana, invece delle 6 ore contrattualizzate realmente.

L’errore della donna l’aveva portata a ritrovarsi in terza posizione nelle graduatorie. Una volta però scoperto l’errore, la Commissione esaminatrice ha così deciso di escludere la candidata dal concorso. Davanti a ciò, la signora ha fatto ricorso, dichiarando che l’errore riguarda i titoli e non i requisiti d’accesso, quindi l’esclusione è ingiusta. Il Tribunale di Brindisi, alla fine, ha ritenuto corretta la tesi della ricorrente.

 

 

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