mercoledì, 19 Giugno 2024

Caserta, soldi per truccare i concorsi: 6 indagati tra Esercito e Polizia penitenziaria

A Caserta 6 indagati tra Esercito e Polizia Penitenziaria a causa di denaro ricevuto per truccare i concorsi

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A Caserta sei persone sono state indagate per traffico di influenze ovvero ricevevano denaro per favorire il superamento di concorsi pubblici. Tra gli indagati figura un membro dell’Esercito e cinque appartenenti alla Polizia penitenziaria. Secondo le indagini condotte dalla Guardia di finanza, essi sfruttavano le loro relazioni con pubblici ufficiali per ottenere ingiustamente somme di denaro che arrivavano a diverse migliaia di euro, al fine di assicurare il superamento favorevole dei concorsi pubblici.

SOLDI IN CAMBIO DI CONCORSI TRUCCATI

Gli incontri si sono tenuti in un bar di Capua, dove gli uomini della Guardia di Finanza di Caserta, guidati dal Colonnello Nicola Sportelli, erano posizionati per registrare e prendere nota di tutto. Almeno una dozzina di casi sono stati indicati nella conclusione dell’inchiesta presentata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal Procuratore Pierpaolo Bruni, che è stata notificata a sei individui sospettati di traffico d’influenza.

Al centro dell’inchiesta condotta dall’Avvocato Procuratore Anna Ida Capone, c’è un presunto sistema di corruzione che garantiva il superamento degli esami pubblici. Secondo l’accusa, i sospettati, di cui uno appartiene all’Esercito Italiano e gli altri cinque al Corpo di Polizia Penitenziaria, sostenevano di avere contatti con figure influenti nella capitale.

Bastava pagare e si aveva la garanzia di superare i test d’ammissione, oltre al successo nelle valutazioni psicofisiche: così hanno dichiarato alcuni testimoni e le indagini della Guardia di Finanza avrebbero confermato il pagamento noto semplicemente come “caffè” nel gergo. Tuttavia, i costi erano significativamente elevati, variando da €15.000 a €40.000, secondo un listino prezzi che garantiva l’inserimento nella graduatoria.

Nei casi esaminati, tutti i candidati sono stati successivamente assunti e attualmente lavorano nelle carceri di tutta Italia. Le accuse devono ancora essere confermate.

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