martedì, 7 Dicembre 2021

Concorso Ufficio del Processo, una nuova visione della giustizia: ecco come cambiano le mansioni

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In occasione della diffusione di due concorsi pubblici, uno dei quali è il Concorso Ufficio del Processo, lo scorso 7 settembre si è tenuto un webinar. L’evento è stato organizzato dalla Conferenza italiana dei rettori universitari, insieme al Ministero della Giustizia.

Da questo incontro sono emerse delle interessanti considerazioni. Tenendo conto della riforma avvenuta nel Ministero protagonista al webinar, è innegabile, come conseguenza, una nuova visione della giustizia.

L’INCONTRO

Come spiegato in precedenza, il webinar nasce con l’intenzione di parlare di due recenti procedure. Il primo è il Concorso Ufficio del Processo, indetto il 6 agosto scorso, la cui scadenza è avvenuta il 23 settembre. Il secondo, invece, è il bando di un progetto di 50 milioni di euro in cui le università dovranno contribuire ad individuare un nuovo modello di organizzazione della giustizia.

Ma perché la decisione di presentare i due concorsi insieme? Per far comprendere che questi ingenti finanziamenti al Ministero della Giustizia non devono servire solo a velocizzare i tempi del processo del 40% nel civile e del 25% nel penale, ma devono, soprattutto, migliorare l’organizzazione del sistema giudiziario e la mentalità di questa realtà.

Da questo incontro, l’Università si deve far coinvolgere dal cambiamento che sta avvenendo nell’ambiente della Giustizia, così da formare in modo completamente nuovo i giuristi del passato. Il timore del Ministero delle Accademie, infatti, è quello che con la velocizzazione di tali concorsi, vengano assunte migliaia di risorse con una preparazione non adeguata e non in linea con le aspettative dell’Europa.

Con questo obiettivo, il Ministero chiede ai Rettori delle Università di mandare in campo i giovani più preparati così da strutturare tutti i progetti formativi necessari. In questo modo l’ufficio del processo funzionerà con la nuova visione della giustizia data dalla riforma.

LA NUOVA VISIONE DELLA GIUSTIZIA: LA FIGURA DEL GIURISTA E I CAMBIAMENTI PRATICI

MODELLO DI GIUDICE

In questa ventata di cambiamenti dati dalla Riforma, il principale è il modo di vedere la figura del giurista. Come ribadito anche dalla Ministra Cartabia, e declinato in termini pratici dal dott. Andrea Montagni, direttore generale dei magistrati, attualmente esiste un modello collegiale di essere giudice, andando così a soppiantare quello precedente, ossia il modello “individuale”.

Dalla sperimentazione dell’ufficio del processo, avviata nel 2014, sono emerse le lacune del modello “individuale” del giudice. Quella che salta all’occhio è il numero delle sentenze redatte in un anno: circa 200. Ciò è dato dalla vecchia mentalità del giudice, dove vi è una stretta sorveglianza sulla redazione delle sentenze da parte dei tirocinanti.

Con questo nuovo modello collegiale, il giudice verrà affiancato da un gruppo di funzionari con un’elevata formazione. Non si tratterà più di borsisti, ma di stipendiati che percepiranno uno stipendio mensile di 1600 euro. Il giudice non dovrà più sorvegliare, ma stringere con i nuovi funzionari una collegialità decisionale.

MODELLO DI SENTENZA

Un altro cambiamento è nel modello di sentenza, riguardo al quale il direttore dei magistrati ha dichiarato: “Vogliamo delle sentenze su modulistica dove il prodotto ha una standardizzazione che fa a cazzotti con il fioretto con cui siamo abituati”. 

Data la tipologia delle nuove sentenze, il direttore chiede dei patti. Sia con le Università per una formazione rapida dei giovani, sia con l’avvocatura, con le Corti di appello e tra i vari livelli di giurisdizione, per non vanificare lo sforzo economico messo in campo con la Riforma.

IL GIURISTA, LA NUOVA FORMAZIONE

Durante il webinar è stata anche affrontata la questione del giurista e delle sue nuove competenze e formazione. Gli Atenei, infatti, devono andare a creare nuovi percorsi di laurea, diversi di quelli attualmente conosciuti.

Una nuova importanza è data alle tecniche e ai saperi nell’ambito scientifico nei nuovi modelli delle figure appartenenti al mondo della giustizia. Per questo il professore Ferruccio Resta, presidente della conferenza dei rettori italiani, trova necessaria la creazione di percorsi formativi ibridi.

Riguardo proprio a questo il consigliere della Ministra per le libere professioni, Prof. Gianluigi Gatta, ha concordato con quanto detto dal docente Resta. Per rafforzare questa sua posizione, ha portato come esempio una delle nuove figure professionali già conosciute all’estero: court manager. Oltre all’organizzazione del processo, questo profilo ha competenze anche nell’ambito informatico e gestionale.

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