mercoledì, 1 Dicembre 2021

Dipendenti pubblici: entro il 2030 saranno 1 milione ad andare in pensione

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Entro il 2030 1 milione di dipendenti pubblici andranno in pensione. Il Paese riuscirà a far fronte a questo numero? Da quanto riportato da Econopoly, blog de ilSole24ORE, dai dati Istat 2009-2018 il personale a tempo indeterminato nel settore pubblico è diminuito di almeno 140 mila unità, passando da 3,11 a 2,97 milioni. Calo continuato nel 2019, ma che sembra compensato dalle assunzioni del 2015.

Per quanto riguarda le pensioni in quest’arco di tempo, invece, ci sarebbe un blocco dovuto al turnover in molti comparti. Proprio a causa di questo problema, ad ogni 10 pensionamenti, ci sarebbero state 7 nuove assunzioni.  Davanti a questi dati, ci si chiede quanti pensionamenti è possibile stimare.

Dai dati presi dall’Istat, Econopoly ha stimato che tra il 2019 e il 2026 sarebbero circa 530 mila le persone che uscirebbero dal settore pubblico. Con questo dato, nei prossimi dieci anni si vedrebbero circa 1,17 milioni di pensionamenti, 40% del personale scolastico e 20% nel settore sanitario e nelle amministrazioni locali.

Per assicurare un equo ricambio, per il prossimo decennio dovrebbero essere indetti concorsi pubblici che annualmente permettano l’assunzione di almeno 100mila dipendenti l’anno. Anche se ciò dovesse avvenire, a ritardare l’assunzione e quindi il ricambio, sarebbero i ricorsi alla giustizia amministrativa. Inoltre, sono state evidenziate delle problematiche intrinseche nel sistema di reclutamento italiano.

Il career-based, ossia il sistema di reclutamento che prevede, tramite un concorso, l’inserimento dei dipendenti all’interno dell’amministrazione pubblica, è un sistema in cui le progressioni di carriera avvengono tutte all’interno del settore pubblico. È quindi impossibile che un dipendente del settore privato possa proseguire la propria carriera nel settore pubblico, soprattutto assumendo mansioni di livello pari a quelle già raggiunte.

Nonostante le recenti indicazioni, in questo sistema manca un coordinamento. Infatti, in Italia sussistono concorsi pubblici frammentari, dovuti alla decentralizzazione delle procedure di assunzione. Ciò porta a distribuire nel tempo i concorsi in modo irregolare. Di conseguenza il candidato si ritroverà a dover partecipare a diversi concorsi, non avendo il giusto tempo per studiare e gestire i propri impegni.

A queste problematiche appena elencate, si può aggiungere la selezione che viene effettuata per testare le competenze. Prendendo in considerazione gli studi dell’economista Castaing e Vandenabeele si potrebbe dire che il reclutamento tra i dipendenti pubblici dovrebbe avvenire secondo quello tipico dei privati. Nei candidati quindi si dovrebbero individuare caratteristiche quali la predisposizione ad aiutare il prossimo, il senso civico, la maggiore importanza attribuita al bene comune.

Stando quindi all’analisi effettuata da Econopoly, per le nuove assunzioni si dovranno adottare nuovi metodi di valutazione.

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